Era normale

Era normale non sapere di voi. Niente, di voi. Era normale dare acqua al mio giardino di affetti e amicizie soltanto. Incontravo poi uno sconosciuto con cui volevo entrare in contatto? Gli facevo sentire il buon odore dei miei fiori, a scelta dalle aiuole luminose. Nessuno di voi mancava all’appello del controllo quotidiano, non esistevate: non mi interessava sapere come la pensavate sulle cose, se avevate mangiato la sera prima in un locale, o il concerto che aspettavate il mese prossimo, la presentazione in libreria che secondo voi mi interessava, l’articolo assurdo che volevate denunciare. C’erano già la mail e il cellulare – non parlo di carta e penna, per carità – ma era normale usarli per dire a Federico del primo romanzo che avrei tradotto o raccontare a Monica quando sarei tornato per le vacanze. Era normale non sapere di voi. Ora invece mi costerebbe un senso di esclusione dal gioco di tutti e un grande oscuramento della mappa mentale del mondo che da allora mi si è allargata in testa; certo, un mondo pesto di superfluo e atomizzato in algoritmi inodori. Non sarebbe più normale, è chiaro. Ma più vivo e curato, dedicato.

Empatia

I soccorritori della Gdf, leggo, hanno fatto cinque chilometri nella tormenta con ciaspole e racchette per arrivare all’hotel Rigopiano. Ho visto la foto di un edificio puntellato dopo il sisma, a Montereale, che fa sembrare di piombo la neve alta e compatta sul tetto. I camosci di Pescasseroli non hanno mai sentito l’Appennino tanto nervoso sotto gli zoccoli. La natura non se ne avvede, il sole di oggi è una carezza, le radici cospirano sotto la neve. Cosa mai ce ne faremo di questa volatile empatia è domanda che, insieme al resto e tutto ciò che riteniamo più prezioso e intimo di noi stessi, forse qui si disperde e si svilisce soltanto. Comunque, si ritiene certo che voli. E nessuno può farsene niente di ciò che vola, se non lasciarlo andare. Vai.

Non manco di nulla

Un giorno non esisteranno più i “nativi digitali” perché non ci sarà più nessuno da distinguere rispetto ai nati dopo l’ingresso nella quotidianità di computer, internet, telefoni cellulari e Mp3. Nessuno nato prima del 1985, all’incirca. Facebook esisterà ancora e si sarà evoluto a dovere. Tra le altre cose, ci saranno le notifiche automatiche dei pensieri: ogni volta che qualcuno ti penserà si accenderà il numero rosso nella miniatura blu del mondo, grazie al microchip implementato nella corteccia celebrale connessa col nostro account h 24 alla Rete. Allora, nessuno conoscerà più la clemenza del dubbio in lontananza o la sorpresa di una conferma successiva: sai che ti ho pensato? Non si sentirà più nemmeno la mancanza di quel miele, non avendolo conosciuto prima. Con l’avanzare del progresso, a lungo andare ci saranno altre tipologie di “nativi” e, come loro, i loro figli avranno meno mancanze da sentire. Finché non ci mancherà più niente. E saremo tutti felici.