Per capire

Il mondo mi serve ormai solo per capire quanto mi manchi, se mi occupo di lui e non di te. Mi serve per ricordare la distanza in altezza che ormai c’è tra te e qualunque altra cosa definivo importante. Il mondo a cui non ti sottrarrò lo userò come linguaggio per rispondere alle tue domande senza paura di dire non lo so, vieni qui, abbracciami. Il mondo da cui inizierò a proteggerti non sarà il grande fuori, ma il mio incontrollabile e ancora non risolto al di qua della pelle. Ascolto un relatore e mi chiedo se intanto arricci il naso ridendo a tua madre. Studio da due ore e aspetto di sentirti sveglio per venire a prenderti. Sto mezza mattina fuori e spero di tornare in tempo per vederti mangiare la pappa con la bocca a forma di oh. Non ti insegnerò niente ma ti presenterò al creato: piante, questo è mio figlio; mare, nutrilo quando sarà un’isola; musica, sarai toccata dalle sue mani; curiosità, tienilo sempre con te; luce, sei sua madre. Aiutami a starci insieme per sempre.

Un vento esagerato

Il vento di oggi non accenna a smettere e detta nell’aria vortici di rabbia contro ogni materia. Non ricordo furia simile da quando sto nella città del fiume: l’asfalto potrebbe alzarsi da un battito all’altro imitando le colombine che nascono a mare sulle creste eccitate. Nessuno si è ancora fatto legare ai pali per ascoltare il canto meccanico delle sirene in corsa ovunque. Violento il vento ha vinto sul vetro della finestra contro ogni fermo uncinato che avevo teso alla persiana, costringendomi a chiudere fuori il cielo ocra di deserto. Poco fa uno schianto di cocci ha concluso la ribalta di un cassonetto lasciato ancora colmo dalla notte, per l’immonda stasi dei servizi di raccolta. Gli alberi cadono come bottiglie vuote sui muri di cinta e sulle auto, in una sincope frenetica di antenne curve sui palazzi. Il reticolo dei cavi tranviari ha fatto pesca di rami ora sospesi a mezz’aria sui binari, e in giro si vedono immagini da ultimo giorno sulla terra. Ma si finisce e si comincia allo stesso modo. E il presente è una possibilità: ricalcare il tempo lontano in cui tutto nasceva, in cui venivano dati i nomi alle cose e l’umanità cercava di trovare se stessa, i suoi princìpi, e già di consolare il futuro. Correrà allora questo vento ai rifugi antiaerei sotto le grandi ville e per i cunicoli, alla risalita nelle vie sollevando la terra giusta a coprire buche e voragini; darà corpo al sogno che volino via per sempre gli affaristi dell’odio impiegati nella guerra tra le mafie spezzapollici dello spaccio; e farà tutto da solo, senz’altra mano a deviare la sua corsa, la sua direzione, la pura fatalità, il caso: ultima ragione di una speranza che batte alle murate.

Immersione

In due giorni sono passati trent’anni. L’altro ieri è stata l’Epifania, oggi il battesimo con cui Yeshùa inaugura la sua vita pubblica. In mezzo, i suoi trent’anni di vita nascosta. L’impertinenza del tempo liturgico rispetto a quello laico è stupenda perché regola un immaginario autonomo e un tale sproposito di attività umane ovunque da assegnare alla cronologia devota dignità pari a quella del calendario secolare. Allo stesso modo io vivo, tra le sponde di un tempo romano e uno palermitano, e i pochi giorni concreti che precedono di ancor meno ore spirituali il passaggio da una riva all’altra sono come l’emersione di una vita nascosta che affiora sotto il cielo un istante per immergersi nella cronologia dell’altro tempo. È un istante raro ma preciso, come quando avvisti il dorso di un cetaceo che sfiora il pelo dell’acqua per passare da una colonna di mare all’altra. Un istante che in me può durare anche un paio di giorni, quello che precede una partenza e quello che segue l’arrivo nell’altra sabbia. È un sussulto. Come quello che nell’esaltato rifiuto di Giovanni a immergere suo cugino nel Giordano trasforma il mondo intero nel grembo magnifico di Elisabetta. L’immersione di Yeshùa nel nostro fiume chiude il tempo di Natale e apre al tempo ordinario. Ogni passaggio di tempo dura un istante lungo giorni, mesi o anni: spero che tutta questa vita non mi sia nascosta per sempre.