Mannari

Siamo nello scuro dei lupi, inermi tra i loro denti, a ogni passo dilaniati da zanne microfoniche leste a fissare drammi, fameliche di morti violente. Siamo negli schermi atri: inghiottiti dal branco, ci dicono tuo figlio ha confessato ora, ci mostrano il padre disperato e l’altro pazzo che irrompe – morto di figlia – a chiedere massacro. E vendetta. Cosa vi abbiamo fatto, orridi mannari, per meritarci la vostra notte senza fine? Fino a quando ci morderete pezzo a pezzo? Fino a quando vomiterete urla infernali di genitori? Fino a quando ci dissanguerete di oscenità chiamando per nome vittime e assassini? Pietà, vi imploro. Morirò cercando di scappare dalla radura con un vostro figlio sotto braccio, un cucciolo da allevare con tanto amore da farmi crescere le zanne. Per tornare da voi. Ingannarvi tutti, farvi sbranare a vicenda e, ai rantoli, chiedervi cosa provate, mannari. Nessuna luna vi ha mai illuminato. Nessuna madre vi ha dato al mondo, ma le tenebre soltanto. Nessuna carezza vi darà mai un uomo.

Un sogno

Io sogno di accendere la TV su canale 5 e assistere all’esplosione di una bomba durante la messa in onda di Uomini e donne: un attentato, il fumo nasconde jeans strappati, scarpe senza calze, maglie lunghissime e storte, collane e tatuaggi in faccia, anelli su tutte e cinque le dita e frangette laccate. A un tratto si scopre che il concorrente con le sopracciglia meglio rasate è riuscito a salvare la vita a una o più delle prozie sguaiate del pubblico, mentre quello accusato di essere il più finto, tacciato di stare lì solo per le telecamere riesce a catturare i terroristi e salvare pure il cane del cameraman con cui è diventato amico durante le “esterne”. Sogno insomma di cambiare idea. È impossibile, lo so: le puntate sono tutte registrate, darebbero la pubblicità staccando sul primo piano della plastica di Maria con la bocca sverginata dallo stupore. Eppure, cambiare idea, è un sogno a cui tengo.

Campo

Ieri ho visto in tv la scena di due che restano bloccati in campagna con l’auto in panne sul ciglio della strada. Così provano a chiamare soccorsi ma nessuno dei due cellulari prende e allora lui, agitando il telefono in mano, fa avanti e indietro sulla terra smossa dall’aratro lamentandosi, niente Sara, non c’è campo, non c’è campo, pur essendoci in mezzo coi piedi affondati. Mi è venuta la pelle d’oca.

Proposta

Un ex monaco benedettino che ha cambiato sesso ed è diventato donna, chiamandosi Rebecca (oggi fa la tata e la dog sitter), sarà uno dei concorrenti del GF che ricomincia stasera. Me lo ripeto già da qualche minuto. Un ex monaco benedettino che ha cambiato sesso ed è diventato donna, chiamandosi Rebecca (oggi fa la tata e la dog sitter), sarà uno dei concorrenti del GF che ricomincia stasera. Continuo a ripeterlo. E ripeterlo. E ripeterlo. Finché il primo tono incredulo non si trasforma in un mantra svuota mente, per poi – illuminazione – diventare disperata richiesta di perdono e di salvezza. Ed è allora che mi viene in mente la seria proposta di inserirla come frase da qualche parte nel messale e ripeterla ogni domenica nell’assemblea riunita davanti alla croce.