Amedea

Il mio liuto è un’acqua profumata d’erba, profumata d’alga: l’acqua irriga e fa suonare tutti i fiori dei vasi. C’è il vaso del mare e il vaso del cielo. Nel vaso del cielo è la luna lucente, ombra che respira e parla della terra arata. Dice di una femmina antica la cui mano e il cui seno furono sangue. L’acqua del verso, versata dalla mia bocca, ricama una vasca color morte che versa sangue umano a terra – lo succhia e lo sputa. E nel viso è arsura, arsura nelle mie vene. Ricordo labbra baciate che poi svanirono, una luna che rodeva le ossa, e ora niente è rimasto che non sia finito in cielo.
Ma questa notte, per il vento erra la sabbia e l’occhio è un deserto a forma di carovana. La fanciulla gioca nella tana senza compagno e la mia anima canta: la schiuma è scalza di mare, la luna è seno e intelletto; la rena che s’alza nell’aria pare un velo – è femmina, è femmina: Amedea! Il suo corpo nudo versa profumi dalla punta delle cosce, dalla nuca del culo – gattina berbera – e dalla cruna fica. Fata, canta l’araba amata e la calce di luna è incantata: con me non devi temere nulla, né il lampo del giorno né la fine della luce. Ora il lume di luna è una testa d’oro volatile e nella notte stellata palpita un atto osceno, misto di sangue e interruzione del tempo.
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La bianchezza

Call me Ishmael (Herman Melville);
Chiamatemi Ismaele (Cesare Pavese, Adelphi);
Ishmael – chiamatemi così (Ruggero Bianchi, Mursia);
Diciamo che mi chiamo Ismaele (Bernardo Draghi, Frassinelli);
Chiamatemi pure Ismaele (Giuseppe Natali, UTET);
Chiamami Ishmael (Alessandro Ceni, Feltrinelli);
Chiamatemi Ishmael (Ottavio Fatica, Einaudi).

Tante sono le strade aperte dal naufragio del senso, una soltanto la bianchezza della balena; discutibile la musica di ciascuna soluzione, inconfutabile il mistero di una beltà primigenia. Cosa, nella vita, non è frutto di una traduzione?