Uno spettro ingestibile

Quanto è grande la nostra miseria, quanto è lontana la stella che tocchiamo! Non c’è altro animale capace di spandersi tanto dall’estremo dell’infelicità a quello della gioia. Nessun altro cammina sulla terra con uno spettro così ingestibile di stati d’animo coscienti. A volte muore, addirittura, quell’animo; altre volte, da spettro, torna a impattare la luce. Dove è possibile collocarci davvero? Nel mezzo, sempre. Quando è possibile dire: eccomi? Nel presente, costante. Siamo il mare di notte che unisce le terre ma non appartiene alle coste. Le coste però tremano a ogni fulgore di luna. Si aprono molte frane e in sogno corriamo a vederle sul fondo, coperte di alghe come capelli nel vento. Ogni mattina risaliamo e ci riconosciamo, siamo un respiro lento e ipnotico o biancheggiamo levando colombine irregolari. Il sole ci trasforma in tanti spilli che bucano gli occhi dei viaggiatori nella nostra vita: all’inizio credono sia tutta luce. Col passare del tempo imparano che spesso tanto calore fa evaporare l’anima lasciando il viso corroso di sale. Aspettiamo la notte, ma nessuna notte torna: è sempre una notte nuova, quella a cui si chiede ristoro dal bruciore. Ogni tanto, nel suo cuore di fragilissima calma, lo tocchiamo davvero il fresco della stella. Ma è un ricordo troppo bello per farsi misura del resto e del giorno, perché è più facile basare il metro di una aspettativa accettabile su miseria e infelicità. Per non essere così facilmente traditi dai pensieri alti, forse. Ma vivere nell’autentico è vivere per essere traditi, allora, ogni volta con un bacio peggiore. Il futuro non è dei vincitori, è di chi ha la capacità di vivere. Una sconfitta di straordinaria bellezza.

Tuoni

Stanotte si è scatenato l’inferno, sembrava dovesse cadere giù la montagna, tanto grave e insistente era il boato continuo dei tuoni contro la parete di roccia che abbiamo sulla casa. Da quando è realmente accaduto lo scorso inverno, poi, il distacco dei massi è un pensiero ancor più inquietante. Ma la montagna non è scesa e ora sembra quasi strano aprire la finestra e trovare tutto come ieri: la villa intatta, il cielo sopra gli alberi, il mare davanti alla costa e io dietro questi occhi. Di nuovo ho solo pensato che l’umore con cui ti svegli la mattina dipende dalla vita che fai, mentre quello con cui vai a letto la sera dipende dalla giornata che hai avuto. E la mia vita rimbalza tuoni incessanti. Oggi è domenica e fra poco andrò a curare il giardino: finché avrò un giardino, ho pensato. Fra qualche giorno infatti, come ogni fine estate, partirò: finché vivrò fuori, si può aggiungere. La summa è allora che, per riavere un azzurro che non ci sembri strano sulla testa, bisogna dare valore al tempo e non considerarlo più come un balocco infinito, attivarsi per allungare tutti i finché positivi, dando invece compimento a quelli negativi che ci stanno ancora davanti a fine giornata. E abbiamo tempo, almeno fino al prossimo inverno, quando la montagna potrebbe decidere di scendere un’altra volta.