Atti

La cosa bella è che alla buona notizia non seguono altre parole, altre notizie, ma solo atti. E chiamare un libro Atti è la cosa più incredibile che possa venire in mente, indica già un’uscita dal libro, la fine dello studio e l’inizio del gioco imprevedibile. Dalla parola all’azione. Fatta come? Con dolcezza e rispetto, dice Simone testadura nella sua prima lettera. Se la buona notizia è che siamo liberi, gli atti successivi saziano il bisogno di conoscersi, senza scandalo per la diversità altrui. Atti sublima una richiesta che ci viene da parte celeste: ribaltamento inedito della storia che in precedenza si era inventata l’empireo per chiedere al cielo favori e miracoli. Ormai è il cielo che ci chiede di amare con la grammatica degli atti. In amore vince chi fugge, dicono, e noi siamo tanto fuggiti da averlo fatto innamorare. Certo, un dio che fa la prima mossa e cerca l’uomo per primo perde fascino agli occhi di molti. Ma la vittoria dei fuggiaschi è gioia effimera, distratta. Meglio restare, meglio ricambiare. E dare un segno di presenza – nella notte disperata come i tuoi occhi di ieri mentre ti conoscevo, posso ancora stringerti contro il dolore che sbrana le viscere e il senso, lisa, irripetibile creatura.

Annunci

Una visita

Mettere in pratica un ascolto suscita gioia e movimento. Una ragazza incinta così fa una strana visita: c’è una sua parente assai più anziana, ad Ain-Karem, la zona più lontana del suo paese. La gravidanza è ancora in prima fase, ma il viaggio in carovana per le montagne terrorizzerebbe chiunque. Nulla invece è impossibile alla gioia, e la visita non ha freni: visita della quattordicenne alla cugina, di astronomi ai rifugiati, di genitori alla comunità e poi in proprio, senza più genitori, visita ovunque. Movimento. Le relazioni sono contagiose e la gioia, anche quella fraintesa, viaggia in fretta. Intanto, nel sale dell’attesa rispondente a ogni visita, chi si incontra confida all’altro auspici e intenzioni di cura per il veniente che è già lì. E danza nell’utero in sussulti di chiarezza: adesso il mondo pare un grembo e nella sua forma si capovolge facendo rotolare tutti i criteri del passato. Adesso beatitudine e miseria si cercano con furore di amanti. Da loro nascerà presto un’attenzione nuova, interesse e devozione; occhi di gioia assurda. E così un altro movimento, un’attesa e una visita.

Vangelo

L’etimo dice che significa buona novella, lieto annuncio, e il libro mette subito in chiaro chi siano i destinatari: tutti, nessuno escluso. Oggi il vangelo raccontava della adultera e della sua mancata condanna da parte di Gesù rispetto ai parametri della Legge, che invece aveva già consegnato la pietra a scribi e farisei. La buona notizia è: niente pietre! L’uomo non è più sotto la legge mosaica, non è più sotto nessuna legge, nessun sabato, nessuna pietra. L’uomo di Gesù è libero dalle catene che i fratelli impongono ad altri fratelli nel nome di Dio. Siamo tutti simili, compreso lui, che nella pericope giovannea scrive chissà cosa col dito per terra (fu la tentazione di scrivere una legge tutta sua? Vinta anche quella: non lasciò scritta una sillaba). Il nostro problema è che, invece di dire “simile”, si è detto “peccatore”. Se infatti il peccato legittimasse il dubbio di un benestare divino sullo schiacciare la vita di un tuo simile, l’annuncio sarebbe lieto solo per alcuni, pronti di nuovo con le pietre in mano a vestire l’uniforme, dei riti militari come di quelli religiosi. E nessuna letizia vera, cioè universale, sopravvive al passaggio da una legge a un’altra legge che generi l’ennesima asimmetria di ferro, l’ennesima mortificazione. L’annunciata mancanza di legge però, questa buona novella, è un guaio. L’uomo ha da sempre bisogno di una guida, e lo sanno i discepoli quanto dovettero insistere per farsi dettare da Gesù almeno una preghiera, accidenti, una formula corretta: gli altri ne avevano a palate, di formule e risposte pronte! A loro toccò solo la forma di un appello filiale e il comando di amarsi. La mancanza di una ricetta completa, di un riferimento che dica dove andare di notte e ci faccia distinguere nord e sud, lascia atterriti. Ma una bussola c’è ed è tutta in quelle due piccole indicazioni. Il cardine sempre nuovo da duemila anni, e mai utile come oggi, vaccino contro ogni dubbio se sottostare al giogo di una legge che millanti ispirazione divina, è la reciproca conoscenza, termine che in questo caso è sinonimo di relazione. Tutto qui. Anzi: qui, tutto. In altre parole, l’uomo è capace di mortificare dal pulpito, di uccidere in mille varianti un altro uomo solo perché non lo conosce abbastanza. Per reggere il peso della buona notizia, si potrebbe dire allora, dobbiamo iniziare a conoscerci davvero.

Pellegrini

E se c’è una pellegrina sulla terra non è la chiesa coi suoi attici, dicembre che mi arrivi inaspettato, ma è Carlo a cui ho dato il mio giubbotto vecchio contro il freddo e poi mi ha detto vuoi un caffè, portandomi al bar non più vicino per camminarci dentro agli occhi, dove lui ha preso solo acqua – dico, vuoi una bottiglia grande – no, risponde, mezza minerale e la sorbisce dal bicchiere come un aperitivo dei migliori, che la tipa ha dato il resto a me ma io le ho detto no, guarda, ha pagato lui, il barbone con cui sono entrato poco fa. E se c’è una pellegrina sulla terra non è la chiesa coi suoi attici, ma è il nome della persona che ogni giorno sta a cuccia davanti al parco dei motorini, ha cinquantadue anni di occhi azzurri come un paradiso e dice, da quando mi sono perso me ne sto qui perché è un bel posto che se hai quella sensibilità ti può anche venire un’emorragia sentimentale e si sta bene, dice lui che sorride, a me: si sta bene.