Filo

Prima di tutti gli alfabeti scritti o dipinti, c’era già il mondo sonoro intorno e la materia e mille tipi malleabili di filamenti vegetali, a partire dalla semplice erba smeralda, che l’uomo piegava per allacciare le cose realizzando nodi che, se insoddisfatto, poteva sempre riportare alla linea dritta originaria in cui riconoscere ancora la natura e, in quel filo verde, un pezzo dell’universo contenitore, memento della sua condizione filiale. Così immagino i paragrafi che accumulo piano nel tempo, se dubito del loro valore: che sia sempre possibile spiegare gli angoli delle lettere che li compongono e ricavarne chilometri di filo da risalire per trovare l’uscita dal mio labirinto e riveder le stelle nella pianura dei miei giorni senza parola scritta, fatti di verità fisica e ben altro linguaggio che quello alfabetico; solo fiato, sguardi, mani, silenzi e ogni altra materia sonora che poi proverò di nuovo ad allacciare – frammenti a miriadi – del mio piccolo universo.

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Uno

Uno ha detto: la vita è troppo bella per stare fermi e non fare tante belle cose. Un altro ha detto: la vita è troppo bella per fare qualcosa e distrarci dalla sua bellezza. Io dico, lascia che uno si illuda di fare qualcosa e un altro si convinca di essere vivo: Dio ha inciso la parola uomo sull’albero cresciuto dalla pioggia, inutile chiedere altro (la pietra non ha parlato mai). Uno è il numero della verità.