Figurine

Vivere è staccarsi dalla pelle degli altri e mutare in figurine di album che i compagni di una bella avventura, ma conclusa, guardano sorridendo solo quando liberi di prendersi una pausa. La matita si tempera, se vuoi usarla ancora. Così la vita: conservi i trucioli sì, e li guardi quanto ti pare, ma se accetti di vivere nel tempo, devi accettare la matita per fargli la punta di nuovo. A volte sembra pure che quei compagni abbiano usato la gomma sulla vita disegnata insieme, e alle tue spalle si spalanca l’orrido spreco di un foglio rimasto bianco. Ma no: in quei casi, è solo che non avevano una pausa per sorridere alla figurina che sei diventata per loro. Capirlo non è mettersi l’anima in pace e tirare dritto. Forse, anzi, è sentire ancor più la mancanza di una pelle, i suoi difetti unici, l’odore che ci ha lasciato addosso. A volte ci sembra di essere definiti più dalle nostre rinunce, che dalle scelte. David scrisse, mi manca chiunque; Billy cantò, mi manca tutto quello che non sarò mai. Ma siamo chiamati a uno strabismo costante, se non vogliamo dimenticare di essere irrimediabili ed entrambe le cose, scelte e rinunce. E se la felicità, più che un istante del caso in cui farsi cadere, è un’opera da realizzare nel tempo che riconosci come unico orizzonte di vita, ricorda, figurina mia: le opere richiedono fatica. A volte serve solo una pausa, e la gioia di scrivere cose banali usando matite e figurine. Magari un giorno scoprono che è questo, il più autorevole indicatore di felicità.

Ti ho sognato

Sai, stanotte ti ho sognato. Cos’era, a scuola, dire o sentirsi dire una frase così? Sigillata da un sorriso poi, e due attimi di silenzio come gli occhi, due. Era un balsamo velenoso, paglia sul fuoco alle fantasticherie segrete del timido innamorato. Oppure era solo un fatto, nudo e crudo sì, ma pur sempre arrangiato su un basso continuo di colombi che tubano in primavera e tra i rami lasciano mille piste libere all’arrivo fulmineo di Eros. Poteva essere solo una frase ma illuminare un’intera giornata aprendo gli atri di un cuore pigro, o anche solo farti piacere se eri già felicemente impegnato. Da adulti, non capita spesso di dirlo o sentirlo dire, e questa mancata esternazione non riguarda solo un pensiero naturale per un’altra persona ma una patina più diffusa che annebbia il nostro rapporto con le cose e fa dubitare che crescere significhi disamorarsi del mondo, pestati da delusioni e mancati traguardi, o pretesi dai recinti a cui dobbiamo fare la ronda ogni giorno.  Continua a leggere “Ti ho sognato”

Gira voce

Qualcuno ha detto che nel 2017 sul pianeta Terra non morirà nessuno. Tanto nero è stato l’anno che vira al termine, da gridare desiderio di vita fino alla sua realizzazione massima nell’anno che verrà. Non sarà tre volte Natale, come disse Lucio, ma gira voce che questa imminente epidemia di vita investirà anche il regno animale. Nessuno stambecco inciamperà sulle verticali dei monti, gli gnu uccisi dai leoni si rialzeranno per riprendere la migrazione ciclica insieme alla mandria, nessun cane o gatto lascerà il padrone e i veterinari ne saranno contenti ma solo a metà. L’uomo in guerra, l’uomo delle piantagioni in sud America, l’uomo nei quartieri neri di Napoli, l’uomo chino al duce coreano, continueranno tutti a sparare all’uomo col sangue rosso, quello che si nutre mangiando dalla bocca ed è venuto al mondo da una madre allo stesso modo. Ma appena i cecchini avranno girato le spalle coi fucili svoltando il colabrodo di cemento ancora in piedi fra le rovine di Aleppo, ecco che l’uomo, la donna, il bambino si riavranno da terra. Non ci sarà nessun giornalista a raccontare l’assurda eccezione del 2017, nessuno vedrà arrivare in spiaggia gli affogati col respiro di nuovo sotto il cielo, tutto avverrà senza che anima se ne accorga. Solo alla fine dell’anno prossimo ci stupiremo, ce lo diranno i preti e i becchini rimasti a bocca asciutta, diranno, ma voi uomini tutti dov’è che siete spariti?

Uno

Uno ha detto: la vita è troppo bella per stare fermi e non fare tante belle cose. Un altro ha detto: la vita è troppo bella per fare qualcosa e distrarci dalla sua bellezza. Io dico, lascia che uno si illuda di fare qualcosa e un altro si convinca di essere vivo: Dio ha inciso la parola uomo sull’albero cresciuto dalla pioggia, inutile chiedere altro (la pietra non ha parlato mai). Uno è il numero della verità.

In questo calore

Io in questo calore di ultra primavera mi aggomitolo sulla sbiadita mattonella battuta dal sole in balcone, che fonde un’estate quasi di luglio nei ventisei gradi a perpendicolo su questo sei aprile. E non è il calendario, la mia vita, ma la pergola sulle biciclette che, in appena sette giorni di assenza, ha irradiato il mio ritorno dall’Isola con un trionfo di glicine a soffocare l’intrico tutto spoglio ancora, il giorno di Pasqua in cui sono partito. Io con la mia ombra salgo un cielo antico.

Cambiare

Scaliamo di piccone la notte per dormire comodi sull’altopiano, ma no: arriviamo in cima con il giorno appena nato e quel germoglio di luce non ci permette più di riposare gli occhi e sognare. Però, non è meraviglioso il panorama? E vivere è cambiare motivo.