Tuoni

Stanotte si è scatenato l’inferno, sembrava dovesse cadere giù la montagna, tanto grave e insistente era il boato continuo dei tuoni contro la parete di roccia che abbiamo sulla casa. Da quando è realmente accaduto lo scorso inverno, poi, il distacco dei massi è un pensiero ancor più inquietante. Ma la montagna non è scesa e ora sembra quasi strano aprire la finestra e trovare tutto come ieri: la villa intatta, il cielo sopra gli alberi, il mare davanti alla costa e io dietro questi occhi. Di nuovo ho solo pensato che l’umore con cui ti svegli la mattina dipende dalla vita che fai, mentre quello con cui vai a letto la sera dipende dalla giornata che hai avuto. E la mia vita rimbalza tuoni incessanti. Oggi è domenica e fra poco andrò a curare il giardino: finché avrò un giardino, ho pensato. Fra qualche giorno infatti, come ogni fine estate, partirò: finché vivrò fuori, si può aggiungere. La summa è allora che, per riavere un azzurro che non ci sembri strano sulla testa, bisogna dare valore al tempo e non considerarlo più come un balocco infinito, attivarsi per allungare tutti i finché positivi, dando invece compimento a quelli negativi che ci stanno ancora davanti a fine giornata. E abbiamo tempo, almeno fino al prossimo inverno, quando la montagna potrebbe decidere di scendere un’altra volta.

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