Fiducia

Qualcuno mi sta cercando, che ancora non mi ha trovato. E cerca proprio me, l’impasto unico della mia storia, non la bianca cera che si crede di dover apporre sul volto per compiacere le attese dei principi. Non mi ha ancora trovato, ma io ho passi conformi a un incontro e in giorni come questo sono certo che morirò solo dopo averlo consumato. Sceso dal bastione, ho visto un lumino farsi sempre più grande e cancellare la notte.

Dal cielo

Siamo scesi dal cielo ieri notte bucando le nuvole insieme alla pioggia. L’aereo in ritardo di cinque ore ci ha bloccati davanti al mare nero dell’isola fino all’una. In perfetto orario sul distacco di ogni speranza tu, invece, mi sei tornata come anello per la seconda volta, il terzo giorno dopo averti persa. È stato il giorno più luminoso e ieri, in buon anticipo sul mattino, prima di andare a letto di nuovo al centro dell’Italia, ti ho sentita su di me. Ti sento ormai sempre su di me: non come la luna che spiccava dal profilo giallo di Punta Raisi, ma come un sorriso e un fiato a pochi centimetri dalla testa, gli occhi fissi su di me soltanto. Quando succede questo, io mi sento scendere dal cielo insieme a te.

Maniàci, concorrenza sleale

Non lo abbiamo pestato noi, non lo abbiamo strozzato noi, non gli abbiamo bruciato la macchina noi, non gli abbiamo impiccato i cani noi. Ora lo possiamo dire: Pino Maniàci ha fatto tutto da solo, ci ha rubato il mestiere. Da tempo sapevamo che voleva entrare nelle estorsioni, ma senza padrini; voleva mettersi subito in proprio, il pezzo di merda, senza passare dal banco. Dopo tutte quelle montature però, gli anni passati a incularsi da solo, non aveva ancora mai provato a riscuotere. Appena ha alzato il telefono con la persona sbagliata invece abbiamo saputo che puntava alle reputazioni politiche. Niente attività commerciali, lo stronzo ha capito come gira il mercato. Avvertire la procura di Palermo è stato un attimo: fatelo smettere, è concorrenza sleale. Ma non vogliamo detto grazie. Siamo vostri amici, noi.

Eroi

Oggi ho comprato un libro di poesia e, come spesso avviene, mi sembra che la giornata sia già piena così, meritevole, e non solo: di salvare un po’ il mondo, mi sembra, di tenere in piedi la baracca. Tanto bizzarra ai più è l’idea che esistano nel mondo reale i lettori di poesia, che la sola eccentricità dell’acquisto avvera di squadernare le ingiustizie redatte nei copioni giornalistici e fondanti – pure a motivo – ogni forma di pubblico discorso. Comprare poesia è da eroi, è la variante inattesa, il guizzo fuori copione, inciampo al mesto abbrivio del calendario, spillo di luce nella corsa nuvola dei giorni. In casa ora c’è Gli eroi sono gli eroi, di Mariagiorgia Ulbar (Marcos y Marcos, 2015)

Referendum

Ma questi davvero credono che un po’ di olio nero sulle unghie possa piegarmi, bruciarmi, uccidermi? Credono davvero che le loro decisioni riguardino me e non loro? Ma non l’hanno ancora capito che se non sbadiglio è per non annegargli le case, rovesciargli le galere d’acciaio, cancellargli la poca terra dove continuano a schiacciarsi? Fortuna per loro che i pesci mi tengono occupato, i miei primi figli, i loro fratelli.

Correre

Lei sta correndo un po’ troppo. A queste ragazze dei call center la prima cosa che insegnano, la regola aurea che immagino imparino prima di entrare in azione, è quella di aspettare la risposta del cliente al telefono e poi lasciarlo parlare il meno possibile. Così, se in quel momento non hai altri cavoli e un’acustica tenerezza per la cadenza messinese della tafana di turno ti muove ad ascoltare l’offerta di quella società, puoi sorprenderti a interrompere il flusso pubblicitario con frasi più adatte ad altri contesti, finanche proto-amorosi, nate da una mera cordialità di ordinanza, eppure indizi di quel residuo umano che c’è e a volte risorge ancora – un sorriso o un tono diverso dall’altro lato della linea – nelle più alienanti cellette in cui vorrebbero farci soccombere come criceti artificiali.