Tutto il tempo

Adoro leggere cose che mi danno la sensazione di custodire tutto il tempo del mondo, come se l’autore l’avesse avuto per scrivere e, lasciando traccia del silenzio notturno in cui solo può nascere una parola (anche se lavorata di giorno), lo regalasse anche al lettore – tutto il tempo del mondo – illusione veramente di non essere più qui e oggi alla rincorsa del meteo, di temi del giorno, reazioni in bustina e spietate ottimizzazioni del sé. E vorrei scrivere io così, essere inattuale, parlare solo a te. Domani e da sempre.

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Il nuovo inquilino

Oggi sono uscito per delle commissioni e fra l’una e l’altra ho visto un camion accostato alla strada con un carico verde. Poco fa sono rientrato in casa con due pacchi: in uno, le copie di spettanza degli ultimi libri che ho tradotto; nell’altro, il nuovo inquilino di questa casa. C’è un olmo adesso qui. Avevo già inserito nella lista dei prima o poi la voce “piantare un albero”, ma l’idea di averne uno e conviverci era meravigliosamente fuori da ogni orbita. Non pensavo ai bonsai, piccole anime viventi. Sono le chiome degli alberi a fare il cielo, alzo gli occhi e il tetto che ora condividiamo ha già virato al celeste. È stata una cosa istintiva, un sì mutato in gesto, un acquisto che non lego a compulsione umorale, perché non riguarda solo me e la puntualità di un oggetto che mi soddisfi al momento, ma un’altra vita da curare. Comunque, se tutte le spese con cui ci coccoliamo riguardassero piante, e non vestiti o cibo (o peggio), il mondo sarebbe un posto migliore. Casa mia adesso lo è.

Primo autunnale

E a me questa luce buia di primo pomeriggio nuvolo autunnale, in anticipo di un mese sul passaggio all’ora solare, in cui il braccio nudo appoggiato alla scrivania avverte il distacco già incominciato dell’aria, ricordandomi il cardigan che palpita nell’armadio in uscita dal letargo estivo, piace come il pensiero di una camicia pulita sotto il nido colorato del maglione che a stagione inoltrata riempirà i maggiori strati del vuoto fra la mia pelle e l’aria ancora più fredda, perché dice il cambio lento e il passaggio di Natura, l’avvicendarsi del tempo diverso e giusto per ogni cosa, dice proviamo di nuovo, dice torna, torna da me e raccontami cosa hai fatto quando eri via: sullo scarto fecondo della stagione in cui sei mancato mi renderai diversa e faremo nuove le cose e altre, più consapevoli, più nostre ancora.

Sarebbe meglio

Se la tua mano ti scandalizza, tagliala: è meglio per te entrare nella vita monco, che con due mani andare nella Geenna, nel fuoco inestinguibile. Quell’esageratore di Gesù lo ridisse anche per il piede e per l’occhio. Lo scandalo dunque è qualcosa che non ti fa entrare nella vita: in questa – dove puoi ancora intervenire di accetta – non in quella dopo. La Geenna invece è geografia che implica spostamento, è un posto in cui si «va», perché non vicina alla vita in cui già siamo e dove “basterebbe” entrare. È immorale, è indecente, è impudico non vivere. Questo presume che si può esistere non vivendo e al vero uomo suscita sdegno, riprovazione, disgusto. Così la vita è qualcosa che se pure non vedi esiste, fidati, e una volta entrato esisterà anche se poi non si vede. Esiste quel momento di anni fa in cui ti sei accettato, la tua vita al sole, come ai boschi di notte.

Oggi ho salvato la poesia

Ieri è entrato in casa La sottrazione di Marilena Renda (Transeuropa, 2015), avevo letto delle recensioni e qualche estratto che mi era piaciuto. Comprare un libro di poesia è un gioioso atto istintivo e appagante di fiducia in un’altra singolarità maggiore rispetto all’acquisto di un romanzo, presume un rapporto più diretto, senza filtri editoriali sul contenuto. Ho goduto quel sentimento lasciandolo dormire una notte sotto la copertina. Stamattina l’ho aperto e – giuro – ci ho provato, ma credo che non lo leggerò mai tutto: l’impaginazione mortifica l’opera e il lettore. Non solo per la gabbia del testo che varia con le pagine, arrivando a sfiorare il bordo fisico della 27 con parole schiacciatissime e quasi illeggibili, ma è soprattutto per l’interlinea gigante da tesi di laurea che lascia orfano ogni rigo e disperde l’occhio e la fantasia prima che arrivino al capo successivo. Questo scempio non può essere volontà dell’autrice. La (sua) poesia, ancora adesso, sta lì dentro, ma se io apro il libro viene distrutta. Io oggi mi sento di averla salvata.

Proposta

Un ex monaco benedettino che ha cambiato sesso ed è diventato donna, chiamandosi Rebecca (oggi fa la tata e la dog sitter), sarà uno dei concorrenti del GF che ricomincia stasera. Me lo ripeto già da qualche minuto. Un ex monaco benedettino che ha cambiato sesso ed è diventato donna, chiamandosi Rebecca (oggi fa la tata e la dog sitter), sarà uno dei concorrenti del GF che ricomincia stasera. Continuo a ripeterlo. E ripeterlo. E ripeterlo. Finché il primo tono incredulo non si trasforma in un mantra svuota mente, per poi – illuminazione – diventare disperata richiesta di perdono e di salvezza. Ed è allora che mi viene in mente la seria proposta di inserirla come frase da qualche parte nel messale e ripeterla ogni domenica nell’assemblea riunita davanti alla croce.

Ingiustizia

Quando ti manca qualcuno, degli amici che hai lasciato nella tua città, capisci che le cose per come vanno, non vanno: è un’ingiustizia che ognuno abbia la sua vita. È ingiusto che a stare al mondo non sia la stessa nostra persona, indivisibile, nell’identico metro quadro che basta a due piedi per tenerla dritta sulla terra. I cuori lontani dovrebbero indossare lo stesso paio di scarpe.