Viso

Ce l’avremo pure scritta tutti qualcosa sul viso. Qualcosa che ogni volta suggerisce alle persone di sorriderci o guardare oltre. La vita finora ha scritto sul mio viso un ringraziamento. L’unico modo per sdebitarmi e appagare la necessità, l’istinto umano di corrispondere al bene ricevuto è generare altra vita a mia volta. E calore da avvolgere e proteggere altri miracoli come miracolo sono stato io per chi mi ha generato. Forse, un giorno qualcuno avrà allora sul viso il suo personale ringraziamento alla vita e nella curva del sorriso una traccia del mio nome.

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A Palermo

A Palermo quando il camposanto è pieno e non ci vanno più morti, li fanno arrivivere. A Palermo la morte di uno che ha squagliato la vita sui palchi delle borgate fa un calore impassibile perché bravo sì, ma pure finì all’Ucciardone per una coltellata al genero. A Palermo quando piove assai e i tombini non ne vogliono più, c’è Lucio che corre magari per non fare annegare la luna. A Palermo sanno che una vita piena è mostruosa, ma pure che la bellezza è contraria ai nascondimenti e a volte è inguardabile. A Palermo i derelitti si salvano cuntandosi a memoria i cunti chiù belli sempre di tutta la munnizza che può fare sto mondo. E i parole su ciumi, muntagne, ciuri; i parole su cielo, mare. A Palermo c’era ‘na vota Franco, ‘na vota Gigi, ‘na vota io e poi ci lasciarono allo scuro. A Palermo sono secoli che l’apocalisse allatta i sò figghi e a vucca parra tanto pi’ parrare. A Palermo nuddu si scanta di uragani assassini e malacarne coreani perché noatri avemo tutti i paracqua, pu sule e pi l’acqua. A Palermo le ombre antiche sentono i lamenti delle anime che luccicano in ogni piano, salendo scale di grotte e caverne. A Palermo chi ruba come sto facendo io ora gli dicono, almeno così il pane te lo buschi o sei solo cornuto e disonesto? A Palermo gli occhi grandi vedono il sangue amaro che diventa fuoco e i cani abbannìano carità, facìti a carità.

Specchio

E gli alberi sono belli e il cielo a tinte pastello, e il mare impetuoso e i monti, vestiti di neve o non ti scordar di me. E può essere bello vero anche un mobile o una scarpa, un paesaggio islandese e un monumento vicino casa, e tutto, tutto quello che gli occhi – se pur non bello – vedono tanto splendido da provarne invidia. E può essere bella una gatta o uno strumento musicale per com’è, bello da guardare muto e dire è perfetto, nella forma e nello scopo, maledetti noi che manchiamo di quella perfezione, nella forma e nello scopo. E tutto finirebbe qui, con la cattiva considerazione di noi stessi, nata per difetto dall’aria meravigliosa che ci nutre ogni giorno, se solo non fossimo noi gli unici, gli imperfetti, ad avere la qualità essenziale perché il mondo sia tanto bello o anche perfettamente brutto: la qualità emotiva e un alito che non sa restare chiuso in bocca, né dietro gli occhi o dentro le orecchie, e non si tiene mai dall’investire ogni forma del creato si trovi alla massima portata del nostro riflesso.